All mixed up

stream of consciousness e contraddizioni

giovedì, 22 novembre 2007


Il basket italiano non se la passa troppo bene.
In effetti non so perchè io non abbia mai parlato di basket qui sopra. Forse perchè so che non frega un bel niente a nessuno. Ma c'è un sacco di gente che pontifica dappertutto su cose che non mi tangono e quindi non vedo perchè io non debba sparare qualche minchiata su uno sport che adoro non da ieri e nemmeno dall'altroieri.
Innanzitutto: sì, è vero, il basket italiano non è in formissima. Qualità di gioco molto bassa, grandi società allo sbaraglio, nessuna coesione all'interno della Lega nè una direzione chiara...non stupisce che la poca gente che lo segue sia più invogliata a rivolgere la propria attenzione al di là dell'oceano (nonostante il magnifico -cogliete l'ironia please - The Minis, produzione italiana con "grande" star trasversale tra cinema e basket Dennis Rodman, doppiato per l'occasione da Fabbio Cannavaro, il che mi fa ricordare di aver visto 5 minuti di Shaolin Soccer in preda alla smania da zapping e di aver vomitato bile per qualche settimana).
Anche perchè, e solo in questo paese poteva succedere, la copertura televisiva quest'anno è pesantemente sbilanciata: su Sportitalia c'è praticamente una partita NBA al giorno, con tanto di highlights delle altre gare e nottate intere di NBA-TV, con salti nel passato e dirette dal presente. Aggiungici Sky e il discorso precedente sui vari problemi che affligono la pallacanestro italiana e la frittata è fatta.
Perdipiù, l'NBA non perde mai un colpo. Anzi, quest'anno pare ancora più stuzzicante, incerta e spettacolare. E un pezzetto d'Italia è finito pure lì, il che rende il tutto ancora più interessante.
Questione Bargnani

A me ha sempre fatto impazzire: un giocatore completo, capace di giocare spalle a canestro ma soprattutto di aprire il campo con i tiri da tre. In più difensore strabiliante e molto atletico. Perciò ero fiducioso per la sua avventura negli states. Invece...invece l'inizio della seconda stagione (per quanto riguarda la prima non ci si poteva obiettivamente aspettare di più) sembra piuttosto difficile. Il problema più evidente è che non gli entra molto, ma io l'ho visto soprattutto poco reattivo e quasi involuto in difesa.
Ecco la questione che secondo me riguarda anche Belinelli: quello che manca ancora loro è la reattività mentale adatta. Ma è ovvio che debbano abituarsi ai ritmi.
Per Belinelli il discorso è più complesso, con una premessa dovuta: non mi è mai piaciuto. Che non fosse irresistibile in difesa già lo si sapeva (ma io userei il termine insostenibile, dopo che quest'estate mi ha fatto sbraitare in armeno per come si aggirava tentoni con la maglia della nazionale, manco fosse ivo il tardivo), e l'avventura americana finora l'ha confermato (a parte il fatto che molti non-dinfesori in Europa poi là diventano apprezzati proprio per la difesa - vedi Ginobili). Il guaio è che è ancora un attaccante monodimensionale, e per questo poco pericoloso. Non può permettersi di dipendere dalla sua serata al tiro, deve aggiungere qualche freccia al suo arco.
Magari questo diventerà lo spazio in cui poter dare sfogo alla mia unica vera passione sportiva, magari testimonierò eventuali esperimenti culinari, magari quest'affare continuerà la sua superflua esistenza vivendo di stenti, come ha sempre fatto.
Però...se avete visto Shaolin Soccer, se avete intenzione di gustarvi The Minis...e se non avete visto questa cosa, vi prego: guardatela. Su Mtv, a qualche ora, forse dopo pranzo, forse incastrato tra i vari Hogans e Ousbornes, c'è
                                                   
ovvero una schifosissima viziatella che organizza il proprio sedicesimo compleanno: questo programma ne documenta le gesta, dalla preparazione al party vero e proprio. E allora via, in un turbine di nefandezze assortite: vestiti placcati oro da 20.000 dollari, schiere di lacchè pronti a farsi sodomizzare per una manciata di verdoni e l'immancabile macchinone da centinaia di migliaia di dollari condito da squittii di falsa sorpresa e ohmygod. Ma c'è molto di più: le varie incazzature perchè il papino/zerbino non riesce a contattare Jay-Z, 50 Cent o chissà quale altra star del piffero per convincerlo a esibirsi in una festa di sedicenni ormonanti, la rabbia totale, la frustrazione abissale che deriva dall'impossibilità di trovare un vestito abbastanza tronfio e pacchiano da poterlo esibire in giro con la certezza di apparire nel migliore dei modi, madri burattino che slacciano il borsello a ogni cenno della pargola adorata. E poi: la competizione con le coetanee da surclassare e umiliare, eserciti di adolescenti che non hanno mai visto la sgallettata in questione ma che proclamano la sua superiorità indiscussa sul resto dei mortali, la totale onnipotenza di una ragazzina che sarebbe comunissima se solo non se ne andasse in giro con un rotolo di banconote con cui schiaffeggiare  chiunque...e l'aspetto più sconcertante di tutto questo teatrino degli orrori è che la poverina sa di essere una viziata paraculo, e certe volte lo ammette anche.
Insomma, è davvero indescrivibile. Va guardato. E' inquietante, avvilente, scioccante.
Bene, ho finito le cose da dire.

Postato da: alubarna a 20:53 | link | commenti (6) |

martedì, 06 novembre 2007

Noi dormivamo...la cosa che ci piaceva veramente era dormire come bambini. Tutto il giorno.

                       (Me and you and everyone we know)

Un sogno diverso ogni volta che gli occhi si chiudono. Io che chiedo un biglietto del bus e finisco intrappolato in un dedalo di porte colorate. Svegliarsi per scoprire di non averne veramente bisogno. Allora rigirarsi un po', ricordarsi che il tepore sotto le coperte proviene da un altro corpo, per poi ricaderci subito.

Please don't spoil my day
I'm miles away
And after all
I'm only sleeping

Postato da: alubarna a 20:10 | link | commenti |

lunedì, 17 settembre 2007

Vulnerabile è la parola giusta. Ancora di più se la colonna portante che tiene su il palazzo attualmente non è disponibile. Se cade anche solo un pezzo di intonaco, il vuoto rimasto crea un'eco pazzesca.
Non esiste corazza che possa nascondere la fragilità di chiunque di noi. E' anzi probabile che più si cerchi di celarla più questa farà il bello e il cattivo tempo.

Postato da: alubarna a 11:30 | link | commenti (1) |

mercoledì, 05 settembre 2007

Non so se sia per colpa del bernoccolo che ho in fronte dovuto a un boccione d'acqua da 20 litri, o per colpa di quello che ho sulla nuca causato da una tripla paradisiaca e illusoria, non so se sia per colpa di un tempo decisamente odioso che mi mette addosso un freddo indicibile e mi fa starnutire a catinelle, o se sia colpa mia che non sono abituato ad attendere notizie, non so se sia dovuto all'aver perso l'abitudine di fare i conti con un computer vecchio e tremendamente lento che sembra volermi intralciare in tutti i modi. Non so se sia dovuto ai mesi di sfiga ininterrotta che non accennano ad avvicinarsi a una conclusione. Sta di fatto che mi sento strano, odio Belinelli e Lakovic, amerò per sempre Mordente e Soragna, Steve McQueen e i cowboy falliti su nastro sgranato inframezzati dalla pubblicità dello shampoo Clear di venticinque anni fa, l'uomo che vuole mille chitarre e mi chiede tutti i giorni se c'è qualcuno ancora vivo là fuori, nonchè l'idiota che ha venduto Third/Sisters lovers nel negozio di dischi usati del centro. Ah già, e odio anche un'altra cosa:

Io: non so, domani alle 19 devo essere a casa
Igor: come mai?
Io: beh c'è Italia - Francia
Igor: no guarda che è sabato
Io: no no, è domani
Igor: cazzo, sul serio? (faccina sconvolta)
Io: dai Igor, dovresti conoscermi ormai, non me ne frega un cazzo della vostra stupida nazionale di calcio, e neanche del maledetto calcio di per sè. Domani c'è Italia-Francia sul serio, ma di basket, non sapevo nemmeno che dovessero giocare le due nazionali di calcio.
(conversazione leggermente romanzata ma non troppo, e decisamente cafona)

E a questo proposito, vi avverto (ma chi?) che ho deciso di prolungare la vita di questo coso per qualche giorno ancora scrivendo un bel post per celebrare il mio decennale amore per il più grande sport del mondo (punto).

Postato da: alubarna a 11:36 | link | commenti (2) |

mercoledì, 23 maggio 2007

Mica è così difficile tenere vivo e attivo un blog. Ci riesce chiunque. Sul serio, davvero chiunque.
E' che non ho granchè da dire. Piuttosto: ce l'avrei, è più la voglia a mancare. Preferisco lasciare che questo coso affondi nell'abbandono piuttosto che dare sfogo a ogni becero bla bla che spinge per uscire. Perchè tanto io Spiderman lo amo comunque, e gli Spurs vincono che è una meraviglia, e i Wilco sono il più grande gruppo del mondo, e a quest'ora la finale della Champions League sarà finita e io non ne so nulla. Perchè tanto respiro e cammino anch'io, e ho per forza le mie incomprensioni qui, i miei dolori lì, le mie felicità là. Ma non sento il benchè minimo bisogno di parlarne. Forse perchè questo modo di parlare di sè sostanzialmente mi aliena. Non ho un interlocutore. Ovviamente questo mi rende perfettamente etichettabile come anti-tecnologico e antidiluviano, conservatore reazionario pazzo omicida in quanto romantico e credulone, abbraccialberi scarsamente cinico e per questo destinato a soccombere in un mondo che ha premi solo per i forti vincenti integerrimi splendidi coerentissimi più unici che rari. Però adesso prendo e scrivo a un amico lontano che non sento da un po', e che mi manca. E che io affoghi nella melassa, linciatemi tutti, magnifici vati, interpreti prevedibili di una verità assoluta che non si trova che in voi stessi. Tutti insieme. Ma anche io, con chi cazzo me la sto prendendo...è molto probabile che questo blog stia sparando le sue ultime cartucce. Lascio a voi che ci capite il senso della lite. Litigate tutti, sbranatevi, ignoratevi, insultatevi, massacratevi, sparlatevi, infinocchiatevi, separatevi. Che io adesso prendo e scrivo a un amico lontano, eh. A me, fricchettone spaesato, patetico rifiuto dell'umanità, una cosa del genere soddisfa ancora parecchio.

Postato da: alubarna a 23:11 | link | commenti (3) |

mercoledì, 04 aprile 2007

Per arrivare a casa di quel signore bisognava salire su in cima, e poi scendere giù. Fino oltre ai confini conosciuti. Dopo una chiesetta sulla curva e di fronte a un ristorante rinomato, c’era uno spiazzo in discesa. Da un cancello bianco sempre aperto si entrava in una specie di quartiere nascosto, fatto di viali alberati, tanto verde e grandi ville. Quella dove abitava quel signore non sembrava particolarmente grande da fuori, però una volta entrati era tutta un’altra cosa: enorme, con troppe stanze, tantissimi tavoli di vetro, e una stanza sconfinata, con un vero organo a canne che copriva un'intera parete, di fronte sedie disposte come se fossero la platea di un teatro, di lato una vetrata gigantesca da cui si poteva vedere l’intera città.
”Quanti anni ha?” aveva chiesto il signore a mia madre.
”10 anni.”
”Ciao. Quale strumento ti piacerebbe imparare a suonare?” aveva detto a me.
Io pensai rapidamente a cosa volesse sentirsi dire, vidi un pianoforte bianco spuntare da una delle innumerevoli stanze che davano sul corridoio e dissi: “Il pianoforte.”
”Bene. Allora ci daremo da fare.”
Mia madre se ne andò. Io e il signore andammo in quella che sembrava la sala da pranzo, veramente buia rispetto al resto della casa, con ai muri delle nature morte che mi mettevano a disagio. Il signore aprì un grosso libro consumato con le sue mani ossute, e mi squadrò sorridendomi: “Tua mamma mi ha detto che non sai leggere la musica. Dovremo rimboccarci le maniche.” Aveva i capelli bianchi, e la sicurezza di chi sa davvero le cose. Lo stavo ad ascoltare, ma non sapevo esattamente cosa stessi facendo, dove fossi e, soprattutto, chi fosse lui realmente.
Nelle settimane seguenti imparai dove vengono messe le note sul pentagramma. Imparai a muovere le mani mimando il tempo mentre leggevo il nome delle note dal libro consumato che stava su un leggìo. Il signore era gentile, ma non troppo paziente. Spesso spariva per un paio di minuti, e poi tornava. Mi portava ogni volta a studiare in una stanza diversa di quella labirintica villa, e mentre non c’era io mi mettevo a curiosare un po’. Un giorno stavo perlustrando uno scaffale pieno di libri, quando una foto incorniciata catturò la mia attenzione: c'era una donna mora sul bordo del letto che avevo visto nella camera da letto della villa, completamente nuda e con le gambe aperte, coi piedi appoggiati a terra. Mi rimase talmente impressa che è l'unico ricordo veramente nitido che mi sia rimasto di quel posto.
Per qualche altra settimana andai da quel signore rigoroso a farmi insegnare il solfeggio.
Poi me ne andai, mi trovarono una scuola in cui mi facevano giocare con la musica. Soltanto dopo un paio d'anni mi chiesero quale strumento volessi suonare, e io non esitai più. Imparai a suonare la chitarra da una ragazza minuta ed energica, che mi parlava di Hendrix e mi faceva suonare i blues e le scale pentatoniche, e dimenticai come si leggessero le note.

Postato da: alubarna a 19:39 | link | commenti |

lunedì, 05 marzo 2007

Ogni tanto bisogna cambiare le corde alla chitarra. Se no si ossidano tutte e rovinano il legno, poi non tengono più l'accordatura e perdono in qualità del suono e balle varie.
Se io avessi le corde dovrei cambiarle spesso. Ed escogitare un modo diverso per cambiarle ogni volta. Per non ossidarmi.
Allora via. Senza niente attorno. Un po' di polvere da fare fuori. Un paio di cavalli a cui dare dell'erba. Cruciverba e animali in vetrina. Colline su colline, da calpestare in lungo e in largo. E cimiteri, grandi e piccoli, con le loro foto sbiadite e i loro nomi desueti. L'unica persona con cui vorresti stare lì con te.
La verità? Davvero non mi manca nulla di quello che lascio temporaneamente alle spalle, in una situazione del genere. Davvero non sento il bisogno di nulla in più. Non percepisco vuoti, e mi rendo conto di quante, quante cose sono solo idiozie o simili.
Giusto un po' di fame di film, questo sì. E allora, affamato, sono incappato in un paio di cosine che mi hanno decisamente colpito e affascinato
8 mile I Tenenbaum
"Ommioddio ma ti è piaciuto il film di Eminem?? Vergogna, vergogna...ti ritireremo a breve il diploma di Perfetto Indie-Snoblogger-Kid". Sì, e non poco. E' ben costruito, per nulla banale come ci si potrebbe aspettare, Kim Basinger è bravissima, Brittany Murphy mi piace un sacco ed Eminem se la cava egregiamente. E allora ritiratemelo una volta per tutte, questo benedetto diploma. Che io non l'ho mai voluto.
E i Tenenbaum? E' il primo film con Ben Stiller che mi sia piaciuto. E' il primo film con Gwyneth Paltrow che mi sia piaciuto. E' il primo film con Owen Wilson (ma sul serio l'ha scritto anche lui?!?) che mi sia piaciuto. E anche questo non mi è piaciuto poco, anzi, mi ha decisamente commosso, e mi ha fatto affezionare ai personaggi, soprattutto a quel beautiful loser che è Richie Tenenbaum e che siamo tutti noi.
Insomma, starsene fuori dal mondo è una cosa veramente preziosa. Ti fa demolire tutte le sovrastrutture che la realtà ti appiccica addosso e ti infila in testa, perlomeno per qualche istante. Ti fa addirittura sentire contento di essere un perfetto inetto.

Postato da: alubarna a 21:55 | link | commenti |

venerdì, 23 febbraio 2007

Michael...where are you?

Già, dove sei? Beh, facciamo così: ti vengo a cercare io.

Tempo fa, il Mucchio Selvaggio era ancora un settimanale. Ogni mese, però, faceva uscire un cd in allegato. Grazie a quelle compilation ho scoperto Girls in Hawaii, Shins, Sufjan Stevens, Giardini di Mirò... Nel cd del febbraio 2004 c'erano, tra le altre, The tide that left and never came back, una graziosa canzoncina che fece cadere anche me in quella trappola chiamata The Veils, Fiamme, il primo pezzo di Paolo Benvegnù che abbia ascoltato, e soprattutto L'equilibrista dei Marta sui Tubi, che mi fece innamorare. E poi una certa Salvador Sanchez, che ascoltai fino alla nausea. Non sapevo chi fossero quei misteriosi Sun Kil Moon, e non potevo approfondire granchè, sprovvisto dei mezzi telematici che ora possediamo tutti (e sembra un secolo fa...).

L'estate del 2005 è stata una delle più intense e memorabili della mia vita. Scendevamo per un sentiero abbastanza impervio, con delle piante di fichi d'india ai lati. Facevamo il bagno in mezzo agli scogli. Mi sono procurato più di un taglio su quelle rocce scivolose. Me ne feci uno sul piede che non curai subito e fece un po' di infezione, ma non mi fermai: andammo ad Agrigento, a vedere i templi e quella città inerpicata sulla collina, che sembrava dovesse cadere. Camminai sulla ferita tutto il giorno. Alla sera ci fermammo a prendere una pizza prima di andare a casa. Un amico vicino mise un cd nel lettore della macchina di un amico lontano, io rimasi in macchina ad aspettarli, febbricitante e stanchissimo. Sentii una canzone che mi folgorò: Mistress. L'amico vicino mi disse che era una raccolta dei Red House Painters, un gruppo che amava.
Mi fidai dell'amico vicino, per la prima volta di una lunga serie, e al ritorno cercai quella raccolta. Mi entrò letteralmente sotto la pelle. Poi uscì un album dei Sun Kil Moon, Tiny cities, e io, telematizzato a dovere, feci finalmente due più due. Uguale: Mark Kozelek.
Scoprii così che si chiamava Ghosts of the great highway, il disco con Salvador Sanchez. Ora ogni singolo disco dei Red House Painters ha una sua piccola parte di me dentro, ma uno in particolare ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita

ruolo strettamente connesso a quello ancora più fondamentale della persona che me l'ha regalato, pescandolo chissà dove nonostante fosse fuori catalogo e virtualmente inesistente. Tutto di questo disco mi fa impazzire. E tutto quello che ha a che fare con Mark Kozelek riesce a rivoltarmi da dentro, a squassarmi, ad ammaliarmi.
E' musica triste e noiosa per persone tristi e noiose, dirà qualcuno. Sì, e io sono uno di loro. Non riesco a trattenermi quando affronto musica come questa, che semplicemente mi travolge. Altro che triste e noiosa. Ha un'energia che trovo in poco altro: ha una potenza sconvolgente, un'inimmaginabile forza d'urto.

Tutto questo per dire? Niente di niente. Invece di aggiornarmi sulle nuove frangiute leve dell'indie-rock, spruzzanti acne e boria, io mi scopro retrogrado, e mi innamoro di Lucinda Williams, e mi ri-innamoro ancora una volta di questa musica benedetta, che molto spesso mi salva la vita. E allora? Ancora niente, non ci sono risposte da queste parti.

Vengo a cercati, ora.
Non temere.
Potrò metterci tutta la vita, ma ti ritroverò.


she tricks me into thinking
that i cant believe my eyes
that i wait for her forever
but she never does arrive

it's all mixed up

Postato da: alubarna a 10:26 | link | commenti (1) |

mercoledì, 07 febbraio 2007


Sentirsi un po' troppo come Montgomery Brogan davanti allo specchio, nel cesso del pub di suo padre. A scoprire che tutto il livore che hai da sputare fuori è soltanto per te stesso. Per tutto ciò che ti vedi fare nel modo sbagliato. Per il tuo riflesso che è la parte di te che detesti di più, e con la quale sei più inclemente. Nonchè, tuo malgrado, la più vera.
E il tuo te che si muove nello specchio rivela il tuo te più insoddisfatto di sè: la cosa che più gli e ti dà fastidio è il fatto che tu possa preoccuparti così tanto di dover apparire di fronte a ogni situazione e a ogni altro volto come se fossi davanti ad uno specchio. Solo vedendoti dall'esterno te ne accorgi, ma è proprio il fatto di riuscire a vederti agire, pensare e parlare che ti snerva così tanto.
E in men che non si dica ti ritrovi intrappolato nel labirinto che ti sei costruito da solo.

Postato da: alubarna a 21:31 | link | commenti |

domenica, 04 febbraio 2007

the science of sleeping lessons

Ma vaffanculo. Impomatata faccia di cazzo, torna alla fogna putrida che ti ha partorito. La merda che propini è troppa anche per un merdaio come te. La tivù deve scomparire tra vallettopoli letali e domeniche calcistiche buttate nel cesso, e così tutti quelli che la fanno. E se la tivù è merda, ergo mediaset è diarrea. Buttiamola da un ponte, la tivì, in un fiume. Poi se galleggia è normale: tipico dello stronzo (copyright Michel Gondry).

Oppure lasciamo che la faccia chi la sa fare. C'è gente che non ha ancora capito che odiare l'attuale amministrazione USA non vuol dire per forza essere anti-americani. E io sono decisamente l'ultimo degli anti-americani, anche se maledettamente anti-cespuglio. Mai e poi mai potrei essere anti-americano: non c'è nulla per me come la musica, il cinema e la letteratura che alcuni abitanti di questo paese hanno sfornato e sfornano tuttora. E solo ora mi rendo conto che anche la tivù è un'altra cosa, sempre sottintendendo che la tivù è tivù e meglio di tanto non può essere. Comunque, provate a inserire come chiavi di ricerca David Letterman o SNL o Saturday Night Live in quel magnifico ricettacolo di gioielli che è you tube, e date uno sguardo a quali ospiti musicali hanno preso parte agli show in questione. Mica D'Alessio o Tatangelo. I primi che mi vengono in mente sono i Ramones da Letterman che fanno I don't want to grow up di Tom Waits, Neil Young con una squassante Rockin' in the free world al SNL, e i Replacements che mugugnano una Bastards of young fradicia di birra, rotolando e ammiccando vestiti da saltimbanchi sempre al SNL. E poi i comici. Oltre ai vari detentori di show a proprio nome come Leno e Letterman (quest'ultimo da me idolatrato e secondo me superiore al primo grazie a un sarcasmo e a un'acidità unici), il Saturday Night Live ha lanciato alcuni dei più grandi idoli della mia vita: Bill Murray, John Belushi, Steve Martin, Jim Carrey e, ultimo solo cronologicamente, Jack Black, vero e proprio astro nascente. Uomo dotato di un talento indicibile, ha recitato in veri e propri capolavori nonchè pilastri della mia miserevole vita come Alta fedeltà e School of rock, e in alcune operette sorrette quasi unicamente dalle sue enormi capacità, che sono mimiche ma soprattutto vocali, ad esempio
http://www.youtube.com/watch?v=7i_sz0GoseM
mi dispiace, ma non so come si metta il link perciò copincollate, tanto le vostre dita allenate non si incancreniranno per così poco. Ha anche un gruppo, i Tenacious D, con cui ha dato alla luce canzoni geniali di cui già qualcun altro ha parlato (vedere sotto il link "garry"), e ultimamente anche un film, che a quanto si dice inizierebbe così
http://www.youtube.com/watch?v=pwQNEXJI3io
il che vuol dire che costui ha appena incominciato a deliziarci.
Insomma, ritornando al discorso che ho perso per strada, la tivù italiana fa letteralmente "caghè da drit", come soleva dire mio zio. Un tempo oltretutto se accendevi l'aggeggio magari compariva un Tognazzi, un Gassman, un Sordi, un Manfredi, un Renato Rascel, un Walter Chiari. E oggi? Personalmente salvo soltanto alcune cose dell'unica rete che guardo per più di 10 minuti, ovvero rai3 (
il che fa di me un mangiabambini, e sia), tra cui Blob e il Fazio migliore che purtroppo è solo occasionale. Però se ancora ti va bene ti becchi le mummie, gli immor(t)ali come i Baudo, i Celentano, o peggio i Bongiorno, insomma che puzza di vecchio, o comici salvabili come qualche Guzzanti se possibile, qualche Mai dire qualcosa di turno, o quelli peggiori e patetici tipo Bisio. Ma di norma ci si sorbiscono i Papi, i Mammuccari, i De Filippi (notare l'articolo maschile), le Ventura, i Costanzo...aberrazioni di un mondo dello spettacolo che è marcio fino al midollo, e che non può più essere sostenuto. E non parliamo delle pubblicità, tra Paris troieggianti e Hayek poppeggianti, De Sica aberranti e telefonini-macchine-
profumi-supermercati-detersivi a catena. E' ora di fottercene delle porcate che ancora tentano di inculcarci, perchè siamo tremendamente fortunati: l'alternativa è proprio davanti ai nostri occhi. E' pure passata una legge a nostro favore, perciò diamoci di mulo, di tu tubi e di cerca-anima, grazie ai quali possiamo crearci il nostro palinsesto
personale, senza reclame o grandi fratelli a scassare la minchia e a impigrire le nostre menti ancora salvabili. Oppure si potrebbe andare tutti quanti al cinema, i torinesi soprattutto, e che non rompano con luoghi comuni tipo "non escono più film belli" o il sempiterno "sono tutti uguali" e si rendano conto di vivere in una fottuta isola felice.

Postato da: alubarna a 20:57 | link | commenti (4) |