All mixed up

stream of consciousness e contraddizioni

venerdì, 07 novembre 2008


Io ne voglio uno. Qui. Ora.
La commozione (sì, commozione, cinici del cazzo che hanno eletto della gente a governarmi che non vorrei vedere neanche dipinta, che dice una sequela di puttanate una peggio dell'altra ogni giorno che passa da faticare a starci dietro, che ne pensa di ancora peggiori e che ne fa di inconcepibilmente abominevoli) che mi suscita l'ascolto di queste parole è diametralmente opposta al senso di frustrazione disperata di fronte all'ineluttabile che ho provato in quest'altro momento, che la mia menticina malata fa coincidere con l'inizio della fine, con l'incombere del buio prima dell'oscurità totale, dell'oblio. Obama blabla, non so nulla: ma mi sembra un maledettissimo raggio di luce.

http://it.youtube.com/watch?v=tSskAmAYWWY
(l'incorporamente del video è stato disattivo su richiesta di non so chi, perciò fate la fatica di copincollare)

E lascio a chi ne è capace l'eloquenza forbita e delicata, al contempo incisiva e potentissima, che dovrebbe essere propria di ogni leader democratico che non sia un buffone impomatato. A me viene solo da cristonare, e divento scurrile perchè devo sfogarmi. Lascio ai grandi, grandissimi comici l'arte di incarnare il peggio per esorcizzarlo, talvolta - porca puttana - invano. Mi limito a dedicare, a questa merdosa classe politica cieca sorda ma maledizione non muta, a questa manica di grandissimi intrallazzoni figli di troia, una magnifica canzone che è inquietante come loro, perchè non invecchia mai.

Postato da: alubarna a 20:54 | link | commenti |

mercoledì, 29 ottobre 2008

Postato da: alubarna a 21:15 | link | commenti |

lunedì, 06 ottobre 2008


Che bello sarebbe fottersi cervello e orecchie alla ricerca di QUEL suono. Dilapidare l’intero patrimonio della casa discografica che ti ha dato fiducia. Poterti guardare le scarpe per tutto il concerto. Essere uno stronzo figlio di puttana con chi ti chiede perché perché perché. Concepire il rosa perfetto. Registrare una roba del genere e poi strafottersene. Scomparire. Morire, chissenefrega.

Postato da: alubarna a 21:55 | link | commenti |

venerdì, 26 settembre 2008

Postato da: alubarna a 11:05 | link | commenti |

venerdì, 27 giugno 2008


In questi giorni di orgoglio sportivo nazionale ferito, allenatori redivivi e fregnacce varie, ci tengo a dimostrare che non sono un'antinazionalista. Semplicemente non me ne faccio nulla di una manica di beoti che ha vinto una coppa del mondo per caso (e il luciferino Lippi ne era consapevole), che è costretta a piangersi addosso perchè ha sul groppone 52 milioni di espertoni di calcio e che batte ogni record nella ricerca del caprio espiatorio più adatto (è bastata una partita perchè Donadoni venisse ricoperto di letame). Io di calcio ne so ben poco, ma mi piace provocare perchè non conosco nessuno che riesca a prendere la nazionale come qualcosa di appena poco sotto al serio.
Però ci sono momenti in cui l'attaccamento alla maglia lo sento anch'io. Ovviamente non quella calcistica. Sorvolando sui molti successi riscossi (ma che mancano da qualche anno) da una nazionale di basket irripetibile, senza stelle, combattiva, sanguigna, ovviamente sottovalutata e snobbata, questa notte l'italiano che è in me (che è piccolo piccolo e viene fuori solo quando ha voglia) si è sentito ribollire il sangue.
Cos'è successo: Danilo Gallinari, classe 1988, promessa della pallacanestro italiana e stella di prima categoria nel nostro campionato, si era dichiarato per il Draft NBA, ovvero l'occasione in cui le squadre scelgono i giovani giocatori uscenti da college o licei, oppure quelli provenienti da altre aree geografiche, in un ordine solo apparentemente casuale. In sostanza: le squadre che sono andate peggio scelgono per prime i giovani più forti e più promettenti.
Alla scelta numero 6 toccava ai New York Knicks, a mio parere la peggior squadra NBA attuale (e faccio molta fatica a pensare a una ancora più penosa): tante primedonne, nessun vero campione, il monte salari più alto della lega, un ambiente oppressivo e un pubblico polemico.
Da qualche anno sulla panchina imperversava un losco figuro, tale ex-campione Isiah Thomas, che ne ha fatte di cotte e di crude, mentre una compagine disunita di montati vagava indifferente e svogliata sul parquet, a farsi strapazzare da chiunque passasse di lì.
Dopo aver lasciato passare fin troppo tempo, la dirigenza ha trombato il buon Thomas (che quando allenava Indiana non si era dimostrato così incompetente) e si è accaparrata il baffuto Mike D'Antoni, coach uscente dei Phoenix Suns dal cognome italianeggiante. Un uomo che ha rivoluzionato il gioco moderno, sviluppando un sistema basato su ritmi e punteggi altissimi, contropiede sempre e difesa quando capita. Un'ottima persona, che ha lasciato a Phoenix tantissimi buoni ricordi e un gruppo che gli si era affezionato, insomma uno capace di gestire i rapporti tra i giocatori (e di sicuro non uno che si faccia invischiare in uno scandalo di molestie sessuali nei confronti di un membro dello staff della squadra, ariecco Thomas, una vera ecatombe).
La carriera del D'Antoni giocatore è saldamente legata all'Italia, a un'Olimpia Milano vincente anche su scala internazionale. Ed ecco un retroscena gustoso: il suo compagno di stanza storico era Vittorio Gallinari, babbo di Danilo, che guardacaso ha poi giocato per la stessa società.

Le proiezioni virtuali del Draft già da un po' non davano più Gallinari come possibile prima, seconda o terza scelta. Dopo il cambio della guardia sulla panchina di New York e il sorteggio della sesta scelta per i Knicks, era praticamente scritto che Gallinari finisse alle dipendenze di D'Antoni.
Eppure i niuiorchesi si sono sentiti in dovere di fischiare dopo l'annuncio ufficiale di Stern. Cosa si aspettavano? Che all'improvviso uscissero Ewing e Frazier a dichiarare che intendevano tornare a giocare?
 - Certo, hanno ragione. Gallinari con la sua scarsa professionalità, con la sua concezione della pallacanestro tutta europea, tutta schemi elaborati, sostanza, difesa, attaccamento alla maglia porterà scompiglio in uno spogliatoio così zeppo di campioni, di quelli che mica preferiscono parlare dell'ultimo hummer o della prossima festa in città piuttosto che fare il lavoro per cui vengono pagati milioni di dollari. D'altronde, quando la tua star è Stephon Marbury, per nulla capriccioso, di certo non uno che se non gli aggrada neanche va in trasfera con il resto della squadra, uno che ogni anno sembra sempre più forte, guardare al futuro è l'ultima cosa da fare. New York prima di Gallinari era forte, fortissima, e subito. Perciò giusto fischiare. - paraocchi mode off.
Ma cazzo. Io i Knicks li ho sempre detestati, e sotto la gestione Thomas li ho odiati. Farò fatica a tifare per giocatori come Marbury o cicciobombo Eddy Curry, per il talentuoso ma discontinuo Crawford o per il montato Randolph. Di certo non farò fatica a tifare per il nano Robinson o per l'unico vero guerriero della squadra, David Lee, e di certo non en farò per tifare il Gallo o D'Antoni.
Se vogliono borbottare borbottino, se vogliono fare di Gallinari il caprio espiatorio ancora prima che si sia allacciato le scarpe che facciano, ma che imparino guardando a cosa succede nello sport del nostro paese che esistono anche altri modi di fare. Per esempio si potrebbe credere in un giocatore dal potenziale illimitato, con molta più grinta negli occhi dei suoi due predecessori, con molta più propensione a salire sul palcoscenico da protagonista. Si potrebbe credere ogni tanto alle persone che ripongono la fiducia in lui, come D'Antoni. Si potrebbe aspettare speranzosi, consapevoli che tanto peggio di così non si poteva fare.
Io farò così.

Postato da: alubarna a 12:41 | link | commenti (2) |

giovedì, 22 novembre 2007


Il basket italiano non se la passa troppo bene.
In effetti non so perchè io non abbia mai parlato di basket qui sopra. Forse perchè so che non frega un bel niente a nessuno. Ma c'è un sacco di gente che pontifica dappertutto su cose che non mi tangono e quindi non vedo perchè io non debba sparare qualche minchiata su uno sport che adoro non da ieri e nemmeno dall'altroieri.
Innanzitutto: sì, è vero, il basket italiano non è in formissima. Qualità di gioco molto bassa, grandi società allo sbaraglio, nessuna coesione all'interno della Lega nè una direzione chiara...non stupisce che la poca gente che lo segue sia più invogliata a rivolgere la propria attenzione al di là dell'oceano (nonostante il magnifico -cogliete l'ironia please - The Minis, produzione italiana con "grande" star trasversale tra cinema e basket Dennis Rodman, doppiato per l'occasione da Fabbio Cannavaro, il che mi fa ricordare di aver visto 5 minuti di Shaolin Soccer in preda alla smania da zapping e di aver vomitato bile per qualche settimana).
Anche perchè, e solo in questo paese poteva succedere, la copertura televisiva quest'anno è pesantemente sbilanciata: su Sportitalia c'è praticamente una partita NBA al giorno, con tanto di highlights delle altre gare e nottate intere di NBA-TV, con salti nel passato e dirette dal presente. Aggiungici Sky e il discorso precedente sui vari problemi che affligono la pallacanestro italiana e la frittata è fatta.
Perdipiù, l'NBA non perde mai un colpo. Anzi, quest'anno pare ancora più stuzzicante, incerta e spettacolare. E un pezzetto d'Italia è finito pure lì, il che rende il tutto ancora più interessante.
Questione Bargnani

A me ha sempre fatto impazzire: un giocatore completo, capace di giocare spalle a canestro ma soprattutto di aprire il campo con i tiri da tre. In più difensore strabiliante e molto atletico. Perciò ero fiducioso per la sua avventura negli states. Invece...invece l'inizio della seconda stagione (per quanto riguarda la prima non ci si poteva obiettivamente aspettare di più) sembra piuttosto difficile. Il problema più evidente è che non gli entra molto, ma io l'ho visto soprattutto poco reattivo e quasi involuto in difesa.
Ecco la questione che secondo me riguarda anche Belinelli: quello che manca ancora loro è la reattività mentale adatta. Ma è ovvio che debbano abituarsi ai ritmi.
Per Belinelli il discorso è più complesso, con una premessa dovuta: non mi è mai piaciuto. Che non fosse irresistibile in difesa già lo si sapeva (ma io userei il termine insostenibile, dopo che quest'estate mi ha fatto sbraitare in armeno per come si aggirava tentoni con la maglia della nazionale, manco fosse ivo il tardivo), e l'avventura americana finora l'ha confermato (a parte il fatto che molti non-dinfesori in Europa poi là diventano apprezzati proprio per la difesa - vedi Ginobili). Il guaio è che è ancora un attaccante monodimensionale, e per questo poco pericoloso. Non può permettersi di dipendere dalla sua serata al tiro, deve aggiungere qualche freccia al suo arco.
Magari questo diventerà lo spazio in cui poter dare sfogo alla mia unica vera passione sportiva, magari testimonierò eventuali esperimenti culinari, magari quest'affare continuerà la sua superflua esistenza vivendo di stenti, come ha sempre fatto.
Però...se avete visto Shaolin Soccer, se avete intenzione di gustarvi The Minis...e se non avete visto questa cosa, vi prego: guardatela. Su Mtv, a qualche ora, forse dopo pranzo, forse incastrato tra i vari Hogans e Ousbornes, c'è
                                                   
ovvero una schifosissima viziatella che organizza il proprio sedicesimo compleanno: questo programma ne documenta le gesta, dalla preparazione al party vero e proprio. E allora via, in un turbine di nefandezze assortite: vestiti placcati oro da 20.000 dollari, schiere di lacchè pronti a farsi sodomizzare per una manciata di verdoni e l'immancabile macchinone da centinaia di migliaia di dollari condito da squittii di falsa sorpresa e ohmygod. Ma c'è molto di più: le varie incazzature perchè il papino/zerbino non riesce a contattare Jay-Z, 50 Cent o chissà quale altra star del piffero per convincerlo a esibirsi in una festa di sedicenni ormonanti, la rabbia totale, la frustrazione abissale che deriva dall'impossibilità di trovare un vestito abbastanza tronfio e pacchiano da poterlo esibire in giro con la certezza di apparire nel migliore dei modi, madri burattino che slacciano il borsello a ogni cenno della pargola adorata. E poi: la competizione con le coetanee da surclassare e umiliare, eserciti di adolescenti che non hanno mai visto la sgallettata in questione ma che proclamano la sua superiorità indiscussa sul resto dei mortali, la totale onnipotenza di una ragazzina che sarebbe comunissima se solo non se ne andasse in giro con un rotolo di banconote con cui schiaffeggiare  chiunque...e l'aspetto più sconcertante di tutto questo teatrino degli orrori è che la poverina sa di essere una viziata paraculo, e certe volte lo ammette anche.
Insomma, è davvero indescrivibile. Va guardato. E' inquietante, avvilente, scioccante.
Bene, ho finito le cose da dire.

Postato da: alubarna a 20:53 | link | commenti (6) |

martedì, 06 novembre 2007

Noi dormivamo...la cosa che ci piaceva veramente era dormire come bambini. Tutto il giorno.

                       (Me and you and everyone we know)

Un sogno diverso ogni volta che gli occhi si chiudono. Io che chiedo un biglietto del bus e finisco intrappolato in un dedalo di porte colorate. Svegliarsi per scoprire di non averne veramente bisogno. Allora rigirarsi un po', ricordarsi che il tepore sotto le coperte proviene da un altro corpo, per poi ricaderci subito.

Please don't spoil my day
I'm miles away
And after all
I'm only sleeping

Postato da: alubarna a 20:10 | link | commenti |

lunedì, 17 settembre 2007

Vulnerabile è la parola giusta. Ancora di più se la colonna portante che tiene su il palazzo attualmente non è disponibile. Se cade anche solo un pezzo di intonaco, il vuoto rimasto crea un'eco pazzesca.
Non esiste corazza che possa nascondere la fragilità di chiunque di noi. E' anzi probabile che più si cerchi di celarla più questa farà il bello e il cattivo tempo.

Postato da: alubarna a 11:30 | link | commenti (1) |

mercoledì, 05 settembre 2007

Non so se sia per colpa del bernoccolo che ho in fronte dovuto a un boccione d'acqua da 20 litri, o per colpa di quello che ho sulla nuca causato da una tripla paradisiaca e illusoria, non so se sia per colpa di un tempo decisamente odioso che mi mette addosso un freddo indicibile e mi fa starnutire a catinelle, o se sia colpa mia che non sono abituato ad attendere notizie, non so se sia dovuto all'aver perso l'abitudine di fare i conti con un computer vecchio e tremendamente lento che sembra volermi intralciare in tutti i modi. Non so se sia dovuto ai mesi di sfiga ininterrotta che non accennano ad avvicinarsi a una conclusione. Sta di fatto che mi sento strano, odio Belinelli e Lakovic, amerò per sempre Mordente e Soragna, Steve McQueen e i cowboy falliti su nastro sgranato inframezzati dalla pubblicità dello shampoo Clear di venticinque anni fa, l'uomo che vuole mille chitarre e mi chiede tutti i giorni se c'è qualcuno ancora vivo là fuori, nonchè l'idiota che ha venduto Third/Sisters lovers nel negozio di dischi usati del centro. Ah già, e odio anche un'altra cosa:

Io: non so, domani alle 19 devo essere a casa
Igor: come mai?
Io: beh c'è Italia - Francia
Igor: no guarda che è sabato
Io: no no, è domani
Igor: cazzo, sul serio? (faccina sconvolta)
Io: dai Igor, dovresti conoscermi ormai, non me ne frega un cazzo della vostra stupida nazionale di calcio, e neanche del maledetto calcio di per sè. Domani c'è Italia-Francia sul serio, ma di basket, non sapevo nemmeno che dovessero giocare le due nazionali di calcio.
(conversazione leggermente romanzata ma non troppo, e decisamente cafona)

E a questo proposito, vi avverto (ma chi?) che ho deciso di prolungare la vita di questo coso per qualche giorno ancora scrivendo un bel post per celebrare il mio decennale amore per il più grande sport del mondo (punto).

Postato da: alubarna a 11:36 | link | commenti (2) |

mercoledì, 23 maggio 2007

Mica è così difficile tenere vivo e attivo un blog. Ci riesce chiunque. Sul serio, davvero chiunque.
E' che non ho granchè da dire. Piuttosto: ce l'avrei, è più la voglia a mancare. Preferisco lasciare che questo coso affondi nell'abbandono piuttosto che dare sfogo a ogni becero bla bla che spinge per uscire. Perchè tanto io Spiderman lo amo comunque, e gli Spurs vincono che è una meraviglia, e i Wilco sono il più grande gruppo del mondo, e a quest'ora la finale della Champions League sarà finita e io non ne so nulla. Perchè tanto respiro e cammino anch'io, e ho per forza le mie incomprensioni qui, i miei dolori lì, le mie felicità là. Ma non sento il benchè minimo bisogno di parlarne. Forse perchè questo modo di parlare di sè sostanzialmente mi aliena. Non ho un interlocutore. Ovviamente questo mi rende perfettamente etichettabile come anti-tecnologico e antidiluviano, conservatore reazionario pazzo omicida in quanto romantico e credulone, abbraccialberi scarsamente cinico e per questo destinato a soccombere in un mondo che ha premi solo per i forti vincenti integerrimi splendidi coerentissimi più unici che rari. Però adesso prendo e scrivo a un amico lontano che non sento da un po', e che mi manca. E che io affoghi nella melassa, linciatemi tutti, magnifici vati, interpreti prevedibili di una verità assoluta che non si trova che in voi stessi. Tutti insieme. Ma anche io, con chi cazzo me la sto prendendo...è molto probabile che questo blog stia sparando le sue ultime cartucce. Lascio a voi che ci capite il senso della lite. Litigate tutti, sbranatevi, ignoratevi, insultatevi, massacratevi, sparlatevi, infinocchiatevi, separatevi. Che io adesso prendo e scrivo a un amico lontano, eh. A me, fricchettone spaesato, patetico rifiuto dell'umanità, una cosa del genere soddisfa ancora parecchio.

Postato da: alubarna a 23:11 | link | commenti (3) |